Lo stendardo di Giove, edito da Assobyz, è il terzo romanzo di Emanuele Rizzardi. A muovere ancora una volta la penna dello scrittore legnanese è l’amore smirato per la storia. Rizzardi, dopo L’ultimo Paleologo (2018) e L’usurpatore (2020) punta ancora su un romanzo storico.
Lo stendardo di Giove: Sinossi
Lo stendardo di Giove è uscito il 30 Giugno 2021
Brigantia. Alpi occidentali, Gallia, luglio 442
Dagomaro e i suoi quaranta armati sopportarono ancora una volta la pioggia battente e la calura solo per tornare al villaggio, prima del calare del sole. Dopo una settimana a dormire nei boschi o sulle rocce, con poca paglia, bagnata come giaciglio, l’idea di tornare a casa era puro cibo per l’anima. Superarono un’alta montagna, poi finalmente videro in lontananza i fumi delle case. una volta giunti, si salutarono come fratelli, abbracciandosi e stingendosi il collo prima di tornare dalle rispettive famiglie felici di essere sopravvissuti…tutti tranne lui. Entrò in una capanna di legno e cuoio sapendo che mi avrebbe trovata. Chi sono? Non ha importanza. Solo una donna dai lineamenti rugosi, con lunghi capelli d’argento e abito nero, che recitava formule in gallico rivolgendosi a un idolo di legno piantato a terra, che mi arrivava fino alle spalle. Era l’idolo della dea Madre, chiamata anche Matrona, protettrice della nostra della nostra gente e mia divinità preferita.
Anno 392: l’Impero Romano è funestato dalla pressione dei barbari oltre il confine e da terribili lotte interne tra le forze pagane e l’astro nascente del potere cristiano.
I conflitti religiosi sembrano essere il centro di un’importante svolta quando l’imperatore Teodosio dichiara la messa al bando di tutti gli antichi culti, ponendo il cristianesimo come l’unica religione ammissibile.
Mentre i templi e i luoghi di potere dei pagani vengono chiusi, un gruppo di senatori decide di opporre resistenza.
Approfittando dell’improvvisa morte di Valentiniano, il sovrano d’Occidente fantoccio di Costantinopoli, i congiurati prendono il potere a Roma ed ottengono il supporto del magister Arbogaste, che comanda le legioni della Gallia; al suo fianco c’è Flavio Eugenio, uomo di palazzo
di fede cristiana, ma dalle posizioni tolleranti, che rappresenta l’ultima speranza nell’imminente guerra contro Teodosio, in un crescendo di intrighi che porterà i pagani a dare un’ultima battaglia per la libertà nella gelida valle del fiume Frigido.
Un romanzo che raccoglie due anni di storia dell’impero romano dal 392 al 394. Una nuova religione, il Cristianesimo, inizia a farsi largo con forza, tra le fila dell’esercito, delle classi politiche e fra il popolo.
Il paganesimo scruta questo nuovo culto. In questo periodo di fervido sussulto culturale e storico si dipanano le gesta di Teodosio I. Contro di lui l’Imperatore Eugenio e il suo magister militum Arbogaste.
Le battaglie e gli scontri degli eserciti contrapposti prendono vita tra le pagine del libro. Personaggi storici realmente esistiti sfilano accanto a personaggi inventati.
Il risultato è un libro che non si limita semplicemente a descrivere pedissequamente le vicende storiche di quegli anni ma quello di raccontare gli eventi attraverso uno punto del tutto inedito. La storia imbastita con minuzia dall’autore viene narrata attraverso lo sguardo di un pagano, passando attraverso i timori, lo scetticismo e tutti i sentimenti contrastanti che nascono difronte all’ignoto.
Lo stendardo di Giove, dunque, si configura non solo come una precisa fotografia di quelle vicissitudine storiche ma al contempo una risorsa da cui attingere nuovi spunti di riflessione lontani dalla nota storiografia scolastica. Un romanzo storico che mette d’accordo gli appassionati del genere e i famelici studiosi più pretenziosi.
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